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Mal'Aria Industriale a Falconara Marittima
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 | 2010-02-20 17:22:34
Legambiente presenta il dossier che raccoglie i dati della Raffineria Api di Falconara Marittima (An), uno tra i siti industriali più inquinanti d'Italia
Nel 2008 l'Api ha immesso nell'aria 7,22 tonnellate al giorno di emissioni inquinanti, 1 tonnellata al giorno in più di biossido di zolfo (SO2) rispetto all'anno precedente
Nel 2008 la Raffineria Api di Falconara Marittima ha disperso nell'aria 1.373 tonnellate di biossido di zolfo (SO2), 895 tonnellate di ossido di azoto (NOx), 340 tonnellate di monossido di carbonio e 28 tonnellate di polveri, per un totale di 7,22 tonnellate al giorno di emissioni inquinanti liberate nel territorio di Falconara Marittima e dintorni.
Rispetto al 2007 il sito industriale ha prodotto 1 tonnellata di biossido di zolfo al giorno in più (dati ARPAM).
Questo il risultato del dossier “Mal'Aria Industriale” che raccoglie i dati dei siti industriali che rappresentano una minaccia per la salute dell'ambiente e dei cittadini, presentato questa mattina in conferenza stampa dal presidente di Legambiente nazionale Vittorio Cogliati Dezza, il presidente di Legambiente Marche Luigino Quarchioni e dal presidente del circolo Martin Pescatore di Falconara Marittima Enea Neri.
“Siamo molto preoccupati per le tonnellate di emissioni inquinanti a cui il territorio di Falconara Marittima e dintorni è sottoposto quotidianamente, oltre al preoccupante incremento delle emissioni di biossido di zolfo della Raffineria.” – Commentano Luigino Quarchioni presidente di Legambiente Marche e Enea Neri presidente del circolo di Falconara Marittima. - “La stessa Raffineria che insiste per l'ampliamento del sito, con la costruzione di due impianti di generazione di energia elettrica. Noi chiediamo alle istituzioni, e in particolare a chi governerà questa Regione, di tenere duro sul Piano Energetico Ambientale Regionale e di non permettere l'ampliamento richiesto. Solo continuando determinati e coraggiosi nella strada indicata dal PEAR riusciremo a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Diversamente renderemmo più fragile e povera la nostra Regione, costringendo la comunità all'utilizzo di risorse che un domani saranno sempre più scarse, costose e di difficile reperibilità, trascinando le Marche contro corrente rispetto al resto del mondo. All'Api chiediamo di investire nelle migliori tecnologie per ridurre impatti ed emissioni, sentendosi più addosso la responsabilità sociale e morale della proprio attività. Alle istituzioni lanciamo un accorato appello - concludono Quarchioni e Neri – affinché sin da subito si lavori per programmare e pianificare la bonifica del sito pensando al momento in cui, per forza maggiore, la raffineria cesserà la propria attività, al fine di garantire soprattutto i lavoratori.”
“La crisi economica che stiamo attraversando ci obbliga a pensare ad un futuro sviluppo economico a basse emissioni di CO2.” Aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. “Questo comporterà inevitabilmente una riduzione delle fonti fossili in questa fase, quindi le ragioni dell'economia , della salute e dell'ambiente ci obbligano a pensare che bisogna utilizzare nell'immediato le migliori tecnologie disponibili e soprattutto che quest'area ha bisogno di un futuro diverso da quello disegnato fino ad ora dal petrolio. Questo momento di crisi è una grande occasione per avviare un percorso di miglioramento e riconversione, quello che serve al Paese è un'industrializzazione capace di rispondere alle nuove esigenze, non possiamo rimanere vincolati ai vecchi modelli.”
Effetti sulla salute:
Biossido di zolfo (SO2)
Sostanza emessa da processi di combustione di carburanti contenenti zolfo. È una delle cause principali delle piogge acide e dello smog; provoca irritazioni all’apparato respiratorio.
A basse concentrazioni gli effetti del biossido di zolfo sono principalmente legati a patologie dell’apparato respiratorio come bronchiti, asma e tracheiti e ad irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose.
Analisi epidemiologiche hanno evidenziato un aumento dei ricoveri ospedalieri, specie di anziani e bambini, a concentrazioni superiori a 0,3 mg/mc. Già a concentrazioni di 0,06 mg/mc come valore medio annuale si verificano episodi di bronchite e infezioni alle prime vie respiratorie.
Brevi esposizioni di 10’ a concentrazioni di 3 mg/mc provocano un aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; concentrazioni di 25 mg/mc provocano irritazioni agli occhi, al naso ed alla gola, oltre ad un aumento della frequenza cardiaca. Concentrazioni maggiori di 5 g/mc producono asfissia tossica con morte per collasso cardiocircolatorio.
Danneggia monumenti, opere d’arte ed edifici, corrodendo rocce e metalli.
Biossido di azoto (NO2)
Il biossido d’azoto è responsabile di un aumento dello 0.99% per ogni incremento di 10 µg/m3 di tutte le morti per cause naturali. In altri termini: per ogni aumento di 10 µg/m3 dell’NO2 nell’aria, laddove si avrebbero normalmente 1.000 decessi se ne verificano 10 in più. La maggior parte di queste morti in eccesso avvengono per disturbi respiratori. Particolarmente marcato è poi l’effetto del biossido d’azoto sui ricoveri per asma, specie nei bambini: tra 2 e 5 giorni dall’aumento di concentrazione dell’inquinante si registra un incremento dei ricoveri dell’8,8%.
Si ringrazia l'ARPAM per i dati.
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